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Piano d'Azione per la sicurezza stradale 2011-2020

L'11 maggio è stato lanciato il  Piano d’Azione per la sicurezza stradale 2011-2020.

Scarica il documento completo (in inglese)

Segue il testo del protocollo d'intesa per l'attuazione del Piano d'Azione.

"L’Italia ha fatto molto, negli 10 anni, ma è ancora tra i Paesi europei più in ritardo. Incidenti stradali: 6.682 morti nel 2001, 4.731 morti nel 2008. 4.237 morti nel 2009: siamo a meno 40,3% rispetto al 2001, vicini al dato del dimezza­mento dei morti (2001-2010) programmato dall’Unione Europea ma non lo abbiamo raggiunto.

Al 2011 il paese è all’ottavo posto se si considerano i Paesi dell’Europa a 27 ma al decimo posto nell’Europa a 15 per numero di morti (68) ogni 100.000 abitanti.

Lo Stato italiano spende in sicurezza stradale ogni anno da 20 ai 50 centesimi di euro per abitante (in Europa i più virtuosi – Fran­cia, Inghilterra, 25/30 euro ad abitante). E l’Italia incassa solo con le multe oltre 33 euro ad abitante, senza contare il 10,50% del contributo sanitario che paghiamo con l’RC Auto che da solo fa altri 35 euro per abitante.

Il Governo italiano si impegna a:

1. dotarsi di un Organo di Governance - presente già in molti Paesi europei - (un'Agenzia nazionale per la sicurezza stradale, con un Istituto di Ricerca e di studio) che sia di aiuto ed ausilio - per scelte ponderate e tecnicamente valide in tutti i campi - per il Governo, il Parlamento, le Regioni, le Province, i Comuni.

2. individuare nella Legge Finanziaria il fabbisogno annuo istituendo un apposito capitolo di bilancio – “Lotta alla insicurezza stradale” - per responsabilizzare i centri di spesa nazionali e locali con la logica degli incentivi/disincentivi, rendendo attiva il principio di sussidiarietà.

3. realizzare un Centro nazionale di Assistenza alla vittime della strada con delle articolazioni territoriali (nei Comuni capoluogo di provincia), convocando nel contempo la prima Conferenza nazionale socio-sanitaria sull’incidentalità stradale.

 

Il Parlamento italiano si impegna a:

1. predisporre una legge di assistenza per le vittime della strada.

 

2. realizzare – quando se ne ravvisi la necessità - le modifiche al Codice della strada tenendo conto di quanto contenuto nella Carta e nel Piano decennale allegati al presente Protocollo.

 

Gli Enti Locali (Comuni, Province, Regioni ciascuno nell’ambito di loro competenza) si impegnano a :

1. istituire gli Uffici per la sicurezza stradale nei Comuni e nelle Province per coordinare le politiche di tutti gli assessorati che hanno competenze in materia e porle sotto la “direzione”, coordinamento e controllo di Sindaci e Presidenti al fine di valorizzare e rendere più incisive anche le stesse competenze e le azioni poste in essere dai diversi assessorati nel campo della sicurezza stradale.

2. concertare con Governo e Anas Spa un programma pluriennale di manutenzione programmata delle strade. Chiedendo che il Piano di recepimento della Direttiva europea 2008/96 sia anticipato nei tempi e riguardi anche la gestione e sicurezza delle infrastrutture stradali locali e nazionali.

3. favorire In ogni città capoluogo di provincia la costruzione delle Case Rosse (come il sangue, visibile, delle vittime) dove sentinelle della sicurezza stradale, legali, medici, psicologi volontari accoglieranno le vittime per un’opera di assistenza interdisciplinare volontaria. Dove si incontreranno i cittadini per trovare/dare informazioni ed assistenza e partecipazione. Centri di riorganizzazione della partecipazione che sappiano valorizzare anche il desiderio individuale a fare qualcosa per se e per gli altri senza perdere di vista l’agire collettivo e la coesione sociale, beni relazionali irrinunciabili.

4. dare avvio alla realizzazione dei Centri di Monitoraggio per la Sicurezza stradale in tutte le Regioni da tempo finanziati.

 

Le Organizzazioni economico-sociali firmatarie si impegnano a:

1. sostenere le azioni delle Istituzioni in coerenza con gli obiettivi della Carta e del Piano.

2. costruire le necessarie azioni di coesione sociale e sostegno degli obiettivi comuni previsti nella Carta e nel Piano attraverso l’attività di volontariato.

3. chiedere e sollecitare i media ad una coerente opera di informazione ai cittadini.

4. promuovere - d’intesa con le Regioni e gli Enti Locali a livello di macro-regioni) - la realizzazione del Centro di Educazione Per­manente per la sicurezza stradale per la formazione-formatori (insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado) e per la formazione degli operatori e gestori delle attività connesse alla sicurezza stradale e sui luoghi di lavoro ed alla mobilità (imprese e sindacati, patronati, discoteche e locali della somministrazione, scuole guida, polizie locali e nazionali, TPL, ecc), dirigenti, tecnici ed amministratori di Enti Locali: non solo per i contenuti tecnici di “mestiere”.

ANCI ed UPI hanno costituito da un anno un Osservatorio Nazionale delle Autonomie Locali sulla sicurezza stradale. E’ un fatto importante e nuovo. Anche perché Comuni e Province sono enti proprietari di oltre il 90% dell’estesa stradale italiana e sulle “loro” strade avvengono più dell’85% dei morti da incidente stradale.

Un Osservatorio ha bisogno di strutture di coordinamento tra i Comuni e tra le Province e tra di loro. Ha bisogno di persone che ci lavorino tutti i giorni e che sappiano far crescere quella cultura di governo della sicurezza stradale che serve all’Italia. Ha bisogno di risorse e di Uffici dedicati. Ha bisogno di saper coinvolgere e coordinare le tante competenze sociali e tecniche, che esistono nei territori, a cominciare da quelle delle Organizzazioni delle vittime della strada e dell’utenza vulnerabile.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha favorito l’incontro e coordinato, in questi anni e continuerà a farlo in futuro, il lavoro di quasi 100 Organizzazioni Non Governative di tutti i Continenti (molte delle quali di vittime della strada) che hanno contribuito ad elaborare una Carta per la sicurezza stradale e il Piano di Azione per il Decennio 2011 – 2020.

 

Il Governo italiano, il Parlamento, Le Regioni, le Province, i Comuni si impegnano a recepire tali documenti (allegati al presente Protocollo) con loro atti formali e ad ispirare la loro agenda nel prossimo decennio coerentemente con le azioni contenute nella Carta e nel Piano"

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